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Frana a Niscemi: che sta succedendo?

martedì 27 gennaio 2026

La frana che ha interessato l'area di Niscemi non è un evento improvviso né imprevedibile. È il risultato di una combinazione ben nota di fattori geologici, climatici e antropici che caratterizzano gran parte della Sicilia centro-meridionale. La scienza dei versanti instabili offre una chiave di lettura chiara di quanto sta accadendo.

Terreni argillosi: una fragilità naturale

Il primo elemento da considerare è la natura dei terreni. L'area di Niscemi è dominata da argille plioceniche, deposte tra circa 5,3 e 2,6 milioni di anni fa, associate a marne, argille sabbiose e, a maggiore profondità, livelli gessosi ed evaporitici.

Le marne sono rocce miste, composte da argilla e carbonato di calcio, mentre le argille sono materiali estremamente fini. Spesso si pensa che le argille siano impermeabili al cento per cento. In realtà non lo sono in senso assoluto. L'acqua può attraversarle, ma con estrema lentezza rispetto a sabbie o ghiaie. Da qui nasce l'idea, semplificata, di impermeabilità totale.

Bassa permeabilità, però, non significa assenza di assorbimento. Le argille assorbono acqua, ma lentamente, e soprattutto la trattengono.

Piogge persistenti e perdita di resistenza del suolo

Le argille sono costituite da minerali a struttura lamellare, come smectiti, illiti e caoliniti. Queste lamelle trattengono molecole d'acqua sulla loro superficie e, in alcuni casi, permettono all'acqua di penetrare tra gli strati stessi. Il risultato è l'imbibizione del terreno.

Quando le piogge sono prolungate, l'acqua entra lentamente nelle argille ma non riesce a defluire con la stessa velocità. Questo provoca un aumento della pressione nei pori del terreno. Ed è qui il punto cruciale: non è necessario che l'acqua scorra rapidamente, è sufficiente che resti intrappolata.

Per questo motivo un pendio argilloso può diventare instabile giorni o settimane dopo le piogge, e non necessariamente durante il temporale. I terreni attorno a Niscemi presentano proprio questa caratteristica: quando si imbibiscono, perdono rapidamente resistenza meccanica e tendono a deformarsi in modo plastico, senza una rottura improvvisa.

Studi geotecnici indicano che le argille sature possono ridurre la loro resistenza al taglio anche del 50–70%. In tali condizioni, anche pendii con inclinazioni moderate possono diventare instabili, favorendo movimenti lenti ma continui.

Che tipo di frana interessa Niscemi

Il secondo fattore chiave è rappresentato dalle precipitazioni. La frana di Niscemi è stata con ogni probabilità innescata da piogge intense e soprattutto prolungate nel tempo. Non è necessario un evento meteorologico eccezionale: è sufficiente una lunga fase di saturazione del suolo.

Si tratta di un meccanismo classico delle frane siciliane, documentato da decenni di osservazioni.

Dalle descrizioni e dalle immagini disponibili, il fenomeno è compatibile con uno scivolamento roto-traslazionale lento. In una frana rotazionale il terreno ruota attorno a una superficie di scivolamento curva: la parte alta del pendio sprofonda, mentre quella bassa tende a sollevarsi, come se il versante "si sedesse".

Nella fase successiva, il movimento assume caratteristiche traslazionali, con uno scivolamento in avanti lungo una superficie via via più piana. I segnali tipici sono evidenti: crepe arcuate nella parte alta, abbassamenti del terreno, spostamenti laterali e deformazioni di strade e infrastrutture. Sono movimenti lenti ma progressivi, che possono durare mesi o anni.

Frana di Niscemi vista dall'alto
Una frana lunga 4 chilometri ha colpito Niscemi, in Sicilia, causando il crollo del terreno e mettendo numerose abitazioni sull'orlo del baratro. Circa 1.500 persone sono state evacuate dopo il maltempo intenso provocato dal ciclone Harry, che ha portato il governo a dichiarare lo stato di emergenza nelle regioni del Sud Italia interessate. © Getty Images

E poi ci siamo noi...

Accanto ai fattori naturali, va considerato anche il contributo umano. Edifici, strade, reti idriche e fognarie possono alterare l'equilibrio idrico del pendio. Perdite nelle condotte, drenaggi insufficienti, impermeabilizzazione del suolo e carichi aggiuntivi in sommità non sono la causa diretta della frana, ma possono accelerarne l'evoluzione e amplificarne gli effetti.

Niscemi, inoltre, non è un caso isolato. La Sicilia centro-meridionale è una delle aree più franose d'Italia, caratterizzata da grandi spessori di argille, tettonica compressiva, pieghe, faglie e versanti instabili da milioni di anni. La città sorge su un altopiano argilloso che tende naturalmente a deformarsi e a scivolare verso valle, reagendo in modo molto sensibile alle variazioni climatiche.

Dal punto di vista scientifico, la priorità è ridurre la quantità d'acqua all'interno del pendio. Gli interventi più efficaci includono il monitoraggio continuo tramite GPS, inclinometri e radar satellitari interferometrici, sistemi di drenaggio profondo per abbassare la pressione interstiziale, una corretta canalizzazione delle acque superficiali e l'alleggerimento dei carichi in sommità.

Solo dopo aver stabilizzato il regime idrico del versante ha senso intervenire con opere di consolidamento localizzate. Nelle frane argillose l'acqua è quasi sempre il fattore dominante: finché resta nel pendio, il movimento non si arresta.

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