
Radio Cassino
Pastorano (CE) – La morte di Santino Tuzi nella ricostruzione del perito balistico Sangermano
venerdì 24 aprile 2026
“Non era un fuori di testa, inattendibile, così come è stato definito. Era un uomo buono, genuino, semplice”. Maria Tuzi è determinata da anni a fugare dubbi e contraddizioni che avvolgono la morte del padre, il brigadiere Santino Tuzi, che secondo quanto agli atti si suicidò con la sua pistola l’11 aprile 2008 nei pressi della diga di Cerasoli a Fontana Liri (FR). Oggi il nuovo scenario offerto attraverso una conferenza stampa organizzata a Pastorano (CE) alla presenza del legale della famiglia, Elisa Castellucci e del perito balistico Dario Sangermano. A moderare i lavori, il giornalista di canale 122, Fabio Marzano.
Sono stati illustrati, attraverso le prove tecniche eseguite, nuovi elementi su questa morte avvolta nel mistero e legata a doppio filo con l’omicidio di Serena Mollicone.
L’avv. Castellucci ha difeso la figura del brigadiere, “attaccato sotto il profilo della sua moralità con uno scopo: renderlo inattendibile. E questo fa comodo a qualcuno. Una morte, la sua, che ha avuto la sfortuna di non essere stata collocata subito in un contesto più ampio e drammatico, quello del delitto Mollicone. E quindi non si è data importanza a quella che era la dichiarazione che qualche giorno addietro aveva reso e che colloca Serena all’interno della caserma di Arce (FR). Quindi, catalogato come suicidio”. Il legale ha voluto sottolineare che quella fornita “non è una ricostruzione di parte, non è un voler adattare il dato storico alla tesi più comoda. E’ una ricostruzione fondata su evidenze tecniche che ci permette di ridurre le contraddizioni che invece la tesi suicidaria continua a dare”.
A questo punto l’esperto balistico Sangermano ha illustrato le prove effettuate e le conclusioni a cui è giunto partendo dai dati a disposizione attraverso video e foto: la pistola completamente pulita, senza impronte né macchie di sangue, appoggiata innaturalmente sul sedile passeggero, l’assenza di una perizia balistica sull’arma e sul proiettile, l’assenza di ferite sulla mano sinistra della vittima se davvero impugnava la pistola. “Le comparazioni avrebbero dato certezza che a sparare sarebbe stata la pistola del brigadiere”. Ma non è stato fatto. Lo stub? “E’ normale che sia positivo in una persona che ha maneggiato fino a poco prima un’arma per lavoro”.
“Difficile che una persona che voglia suicidarsi si spari al petto, e comunque non con quella traiettoria: dall’alto verso il basso, da sinistra verso destra”. Il test con un manichino posizionato al posto di guida di una Fiat Marea Sw ha reso plausibile che a sparare sia stata una pistola esterna all’auto, quindi ecco la tesi di omicidio che avanza. Tuzi aveva un appuntamento, lì. Ad ucciderlo con un’altra arma, un aggressore che gli apre lo sportello e gli punta la pistola. Tuzi prova a spostare l’arma con le sue mani e viene colpito al petto. L’omicida prende la pistola del brigadiere, getta la fondina, scarrella la pistola per mettere il colpo in canna, toglie un colpo dal caricatore per simulare il colpo sparato, ripulisce la pistola e la appoggia sul sedile del lato passeggero.
“Non possiamo essere certi che gli hanno sparato, ma neanche che si sia sparato. Di sicuro c’è che aveva un appuntamento e che quando sono arrivati i suoi colleghi lo hanno trovato in quelle condizioni” conclude Sangermano.
”Volevamo fare chiarezza sulla morte di mio padre – aveva dichiarato Maria Tuzi nei giorni scorsi -. Io l’ho sempre detto, mio padre non può essersi suicidato o se lo ha fatto non è stato per motivi passionali. Non aveva motivo di togliersi la vita, era diventato nonno da pochissimo tempo, mio figlio aveva solo 10 mesi, e la prima volta che si è commosso è stato proprio quando gli hanno dato tra le braccia mio figlio. Non può esserci sentimento più forte di quello che aveva per mio figlio. Io non credo al suicidio di mio padre”.
Ri.Ca.
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