Focus
Primo caso umano di influenza aviaria in Italia
mercoledì 25 marzo 2026
L'influenza aviaria torna a far parlare di sé in Italia, ma gli esperti invitano alla calma: il sistema di sorveglianza sta funzionando. Recentemente la Regione Lombardia ha identificato un caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) in una persona fragile, con patologie pregresse, rientrata da un Paese extraeuropeo (Africa) dove avrebbe contratto l'infezione. Si tratta del primo caso umano di questo sottotipo mai rilevato nel territorio europeo.
Il commento dell'esperto
Sulla questione è intervenuto Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano e Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it: «Questo episodio conferma quanto sia centrale oggi la sorveglianza globale delle malattie infettive. I virus influenzali di origine aviaria, come l'H9N2, sono osservati speciali proprio per la loro capacità di mutare e, in alcuni casi, adattarsi all'uomo. In questo caso specifico, però, parliamo di un'infezione importata e in un contesto clinico ben definito. Non ci sono elementi che facciano pensare a un rischio immediato per la popolazione».
Che cos'è il virus H9N2 e quali sono i rischi per l'uomo?
L'influenza aviaria è un'infezione virale che colpisce prevalentemente gli uccelli selvatici, in particolare quelli acquatici, che fungono da serbatoio naturale. Sebbene questi virus siano generalmente innocui per la nostra specie, alcuni ceppi possono mutare e infettare i mammiferi o, sporadicamente, l'uomo.. I sintomi nell'uomo possono essere lievi o persino assenti. Ad oggi, l'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) rassicura: il rischio per la popolazione generale rimane basso. Il livello sale a "moderato" solo per chi lavora a stretto contatto con animali infetti in contesti di allevamento. Fondamentale è un dato: al momento non esiste alcuna conferma della possibilità di trasmissione da uomo a uomo.
La situazione in Italia: sorveglianza e focolai
L'Italia vanta un sistema di monitoraggio d'avanguardia basato sull'approccio One Health, che integra salute umana e animale. La rete RespiVirNet, coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), monitora costantemente i virus respiratori attraverso medici sentinella e 28 laboratori regionali.
Sul fronte animale, la sorveglianza è gestita dai Servizi Veterinari e dall'IZSVe. I dati aggiornati al 25 marzo 2026 riportano 64 focolai totali per la stagione 2025-2026, con l'ultimo caso segnalato in Umbria il 12 marzo (fonte: Bollettino IZSVe "Situazione epidemiologica in Italia – HPAI", aggiornamento del 17/03/2026). Per contenere la diffusione, è già stato confermato l'avvio di un piano vaccinale preventivo per la primavera 2026, destinato prioritariamente a tacchini e galline ovaiole nelle zone ad alta densità avicola.
Sicurezza a tavola: carne, uova e latte
Una delle domande più frequenti riguarda la sicurezza alimentare. Le autorità sono categoriche: mangiare carne avicola e uova è sicuro. Non vi è alcuna evidenza che il virus possa essere trasmesso attraverso il consumo di prodotti cotti. Il rischio di contatto con prodotti contaminati è inoltre minimizzato dalle rigide normative UE, che impongono l'abbattimento immediato e lo smaltimento sicuro degli animali negli allevamenti colpiti.
Anche sul fronte dei derivati bovini la situazione è sotto controllo. Sebbene negli USA siano stati segnalati casi di latte crudo contaminato da H5N1, in Italia i test condotti su oltre 3.000 capi bovini hanno dato esito negativo.
Consigli per i proprietari di animali domestici
Sebbene il rischio per cani e gatti sia considerato basso, è consigliabile evitare che i propri animali entrino in contatto con uccelli selvatici, vivi o morti, specialmente nelle zone dove è stata confermata la circolazione virale. È inoltre buona norma non alimentare gli animali domestici con carne cruda o visceri provenienti da filiere non controllate..
















