Radio Cassino

Cassino (FR) – Referendum, perché è necessario il No secondo Partecipiamo

sabato 14 febbraio 2026

Il referendum (confermativo) sulla giustizia 2026 chiamerà i cittadini il 22 e 23 marzo a pronunciarsi su una revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, una Corte disciplinare di rango costituzionale, il ricorso al sorteggio per la scelta dei componenti di autogoverno e due csm distinti.

In questi giorni il dibattito nazionale e locale si vivacizza e in questo contesto si inserisce la nota del gruppo consiliare PartecipiAmo Cassino a firma del capigruppo Andrea Vizzaccaro, di Andrea Varone, Fausto Salera e Jole Falese, che definiscono la  riforma “inaccettabile nel metodo, votata senza un confronto serio e approfondito in Parlamento. Mai una riforma della Costituzione era stata approvata con un uso così esteso del voto di fiducia, in contrasto con lo spirito dell’art. 138 della Costituzione e con il principio della centralità del Parlamento.
Modalità aggravate dal fatto che la riforma interviene su numerose disposizioni costituzionali (artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110).
Sentendo le varie dichiarazioni di molti politici, questa riforma appare pensata e ispirata più dalla volontà di colpire la magistratura che dall’obiettivo di migliorare il sistema della giustizia.
Basti pensare ad alcune dichiarazioni di esponenti della maggioranza:
Antonio Tajani: «Era il grande sogno di Berlusconi, oggi si realizza: da lassù sarà soddisfatto».
Carlo Nordio: «È vero che questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia, ma nessuno ha mai preteso che influisse sull’efficienza della giustizia».
Giulia Buongiorno: «Scusate, ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia?».

Non interviene sull’organizzazione degli uffici giudiziari, non aumenta le risorse, non rafforza gli organici, non agisce sulle cause strutturali della lentezza dei processi.
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è già in larga parte operante.
La legge Cartabia consente un solo passaggio tra funzioni nell’arco della carriera, entro i primi dieci anni e con trasferimento di sede.
La terzietà e l’imparzialità del giudice sono già una realtà nel sistema italiano. Nel 2024 circa il 59,1% dei processi penali di primo grado si è concluso con un’assoluzione, a conferma del ruolo di garanzia del giudice previsto dall’art. 111 della Costituzione.

Perché questa riforma è un rischio per l’equilibrio costituzionale.
La separazione tra giudici e pubblici ministeri può aprire in futuro alla collocazione del pubblico ministero sotto il controllo dell’esecutivo, compromettendo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sancite dall’art. 104 della Costituzione e l’obbligatorietà dell’azione penale prevista dall’art. 112.
E per capire quanto questo sia un potenziale rischio – sottolineano da Partecipiamo-  bastano le seguenti affermazioni:
Carlo Nordio: «Chi controlla la magistratura? Poiché non esiste un potere senza un controllo, è quello che noi cerchiamo di introdurre con la riforma costituzionale». Hanno in mente di modificare anche l’art. 101 della Costituzione che stabilisce che i giudici sono soggetti soltanto alla legge?
Antonio Tajani ha inoltre prospettato l’ipotesi di sottrarre la polizia giudiziaria alla direzione funzionale dei pubblici ministeri. Hanno in mente di modificare anche anche l’art. 109 della Costituzione, secondo cui l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria?

In conclusione
Votare NO perché questa è una riforma inaccettabile per il metodo in cui è stata imposta e fortemente discutibile nel merito.
Votare NO perché questa non è la riforma della giustizia, ma la riforma della magistratura, non riduce i tempi dei processi né migliora i servizi per i cittadini.
Votare NO perché la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è già in larga parte operante con la Legge Cartabia.
Votare NO perché la terzietà e l’imparzialità del giudice sono già una realtà nel sistema italiano.
Votare NO perché questa riforma incide sull’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato, mettendo a rischio lo Stato di diritto.
Votare NO perché questa riforma pone le basi per un possibile assoggettamento futuro della magistratura alla politica”.

 

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