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C'erano spiagge su Marte
mercoledì 28 gennaio 2026
Nuove osservazioni del rover Perseverance della NASA stanno restituendo un volto sempre più preciso del passato di Marte. Nel cratere Jezero, un bacino che circa 3,5 miliardi di anni fa ospitava un grande lago, gli scienziati hanno individuato prove convincenti di antiche spiagge modellate dalle onde e di rocce trasformate dall'acqua sotterranea. Una scoperta che estende significativamente la finestra di potenziale abitabilità di questo sito chiave.
I risultati emergono da uno studio internazionale guidato dall'Imperial College di Londra, pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Planets. Al centro dell'analisi c'è la cosiddetta Margin Unit, una formazione geologica che riveste il bordo interno del cratere Jezero e che conserva tracce di un'intensa e prolungata interazione tra roccia e acqua. Per la prima volta, questa unità fornisce evidenze chiare di un'antica linea costiera.. «Sulla Terra le coste sono ambienti particolarmente favorevoli alla vita», spiega Alex Jones, primo autore dello studio. «Inoltre, i minerali carbonatici che si formano in questi contesti possono sigillare informazioni sull'ambiente antico. È per questo che le nostre osservazioni hanno implicazioni cruciali per il clima e l'abitabilità passata di Marte».
Tra vulcani e acque sotterranee
Perseverance è operativo su Marte dal 2021 per cercare tracce di vita antica. Tra il 2023 e il 2024 ha esplorato la Margin Unit, strategica per l'abbondanza di carbonati, noti per la capacità di intrappolare molecole organiche. Prima dell'arrivo del rover, l'origine di questa unità era oggetto di dibattito: deposito sedimentario o roccia ignea alterata?
L'analisi delle immagini ad altissima risoluzione ha confermato che entrambe le ipotesi sono corrette. Gran parte della struttura è compatibile con una roccia ignea, probabilmente generata da un lago di lava interno al cratere. Una volta raffreddata, la roccia è stata profondamente modificata dalla circolazione di acque sotterranee ricche di anidride carbonica. I cristalli di olivina si sono trasformati in carbonati, lasciando l'impronta di processi idrotermali durati a lungo. «Sulla Terra, ambienti simili ospitano spesso comunità microbiche», sottolinea il coautore Sanjeev Gupta.. L'impronta di un'antica spiaggia marziana
La scoperta più affascinante arriva dalle porzioni inferiori della Margin Unit. Qui il team ha identificato arenarie stratificate, composte da granuli arrotondati grandi quanto sabbia. La geometria degli strati e la forma dei frammenti sono indicatori classici dell'azione delle onde.
«Stiamo letteralmente osservando i resti di una spiaggia», racconta Jones. «Le onde del lago Jezero hanno eroso la roccia, arrotondato i granuli e ridistribuito il materiale lungo la riva». Poiché questa spiaggia si trova sotto il delta fluviale, suggerisce che condizioni lacustri stabili esistessero già prima della fase in cui il fiume alimentava il bacino.
In un lavoro parallelo sulla formazione Bright Angel, i ricercatori hanno trovato spessi strati di argillite anziché sabbie fluviali. Questo indica che la valle non era attraversata da un fiume impetuoso, ma era sommersa, suggerendo la presenza di un secondo lago "arroccato" a monte miliardi di anni fa.
Il destino dei campioni e il futuro della missione
Attualmente tre campioni prelevati dalla Margin Unit e uno dalla formazione Bright Angel attendono di essere riportati sulla Terra. La missione Mars Sample Return, che avrebbe dovuto farlo, è stata di recente cancellata dalla NASA per mancanza di finanziamenti ed è stata rimessa nelle mani di alcune società private che ne stanno studiando al fattibilità a costi contenuti.
L'analisi in laboratorio di questi frammenti permetterebbe di datare gli eventi con precisione e cercare eventuali biofirme. «La storia dell'acqua nel cratere Jezero è molto più articolata di quanto immaginassimo», conclude Jones. «Questo luogo resta ideale per rispondere alla domanda fondamentale: la vita è mai emersa sul Pianeta Rosso?»..
















