Radio Cassino

Arce (FR) – Omicidio Mollicone, Marco Mottola in aula: “Sono e siamo innocenti”

lunedì 19 gennaio 2026

Il delitto di Serena Mollicone avvenuto ad Arce (FR) a giugno giungerà alla sua 25esima, triste commemorazione e a qualche mese di distanza si ripercorrono, in aula, le circostanze del suo ultimo giorno di vita. A farlo, oggi, rinviando al mittente tutte le accuse a suo carico, è uno degli imputati del processo d’appello bis, Marco Mottola, già assolto due volte insieme al padre (ex comandante della caserma di Arce) Franco Mottola e alla madre Annamaria Mottola.

Questa mattina, nella nuova udienza del processo che si sta celebrando dinanzi la terza sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma, quello che all’epoca era un giovane esuberante, si è proclamato innocente, così come i suoi familiari nelle spontanee dichiarazioni.

“Sono innocente e siamo innocenti, mai ho fatto del male a Serena Mollicone, nemmeno i miei familiari. Non l’ho colpita o spinta né quella mattina né altri giorni.
Non so e non sappiamo nulla di chi l’abbia colpita e poi legata col nastro e poi portarla a Fontecupa. Ovviamente non l’ho vista quella mattina”.

La mattina in questione è quella del primo giugno 2001, durante la quale la 18enne sarebbe entrata in caserma per incontrare proprio lui, Marco. E a vederla sarebbe stato il carabiniere Santino Tuzi, poi morto suicida sette anni dopo.

“Quella mattina del primo giugno 2001 Serena Mollicone non è venuta da me in Caserma. Nella caserma nuova da me MAI è venuta e MAI l’ho vista.
Non vedo perché Serena doveva venire da me, oltre tutto era fidanzata da tempo con Michele Fioretti. Con Serena mai ho avuto relazioni sentimentali o sessuali o flirt. Mai ho litigato con Serena”.

“Tuzi mente quando dice di avere sentito la mia voce che gli chiedeva di fare entrare una ragazza, mai ho citofonato a Tuzi per dirgli questo. Inoltre, ammesso e non concesso – come potevo sapere che Serena stava venendo in caserma da me visto che non ci sono tracce telefoniche per quel giorno?
Comunque Serena se doveva/voleva venire da me, bastava che suonava e io le aprivo”.

Le dichiarazioni di Marco Mottola sono proseguite anche con commenti e alternative sulla ricostruzione effettuata dalla pubblica accusa.
“Non dimentichiamo che Serena doveva andare a scuola a Sora dopo la visita-lastra ai denti, così è emerso dalle indagini. Quindi, cosa si sono inventati?
L’ultima volta che ho parlato con Serena è stata grosso modo verso la fine di maggio del 2001, eravamo in paese, eravamo un po’ di gruppi. Così ho ricostruito in questi ultimi tempi. E non abbiamo litigato.
Chiarisco, per evitare i soliti commenti di chi ci butta fango e pietre addosso, che i ricordi che vi dico oggi li ho ricostruiti con molta calma, tornando indietro con la mente, respirando lentamente, concentrandomi al massimo, anche grazie al fatto che ero relativamente tranquillo perché siamo stati assolti. Del resto si tratta della mia vita e del mio destino e di quelle della mia famiglia, figli compresi

Tuzi in pochi secondi ha inventato la menzogna contro di me perché è stato preso di sprovvista col bluff del capitano Caprio, aveva sicuramente qualcosa da nascondere altrimenti non avrebbe mentito, e si è adeguato a dire quello che gli Inquirenti volevano sentire e nel frattempo si è tolto dai sospetti. Poi si è pentito ed ha ritrattato, dichiarando di avere detto una menzogna. Poi ha ritrattato la ritrattazione e per una serie di motivi, fra cui il pentimento e la vergogna, si è ucciso.

La mattina del primo giugno sono sceso tardi, sicuramente dopo le ore 11:40, mi ero sentito con Davide Bove.
Quella mattina in caserma non è venuto a trovarmi nessuna persona a qualunque orario, e non esistono tracce telefoniche in tal senso.
Quella mattina non sono uscito con la mia macchina o con quella di altri. SE fossi uscito il piantone Tuzi mi avrebbe uscire e poi rientrare.
Sicuramente non sono andato al bar Pioppetelle o Della Valle.
Sicuramente non ho comprato Marlboro light, anche perché all’epoca fumavo le Marlboro rosse. Non sono io il biondino mechato descritto da Carmine Belli, del resto lo ha dichiarato anche Belli che non ero io.

Ho risposto all’ispettore Pizzo che se ero stato al bar Pioppetelle c’ero stato con Laura Ricci: era solo un’ipotesi, ero confuso e volevo evitare problemi. Era il 2002, un anno dopo. A Laura telefonai solo per avvisarla di quello che avevo detto alla Polizia, perché il padre sarebbe stato messo al corrente che stavamo assieme, e secondo me al padre questo non avrebbe fatto piacere.
Ho letto che Laura Ricci quando è stata ascoltata nel 2018 dai CC Pletto e Sperati e dal tenente Seragusa ha dichiarato qualcosa di molto delicato dei suoi rapporti sessuali con me (e non ne comprendo il motivo), era il mattino, e sono sicuro che il marito Luigi Germani, carabiniere, escusso il pomeriggio, lo ha saputo, si è innervosito con me e si è schierato contro di me. Comunque anche lui si faceva gli spinelli con noi.
Qualche volta Serena Mollicone ha fumato gli spinelli con me e con altri, però lo spinello lo preparavo io.
Mai ho spacciato fumo, cocaina o eroina.

Della porta della caserma rotta non ne sapevo nulla sino al 28 marzo 2008.
Quando siamo usciti dalla caserma di Arce, quel giorno del marzo 2008, mio padre disse che l’aveva rotta lui con uno o due pugni dopo che si era litigato con me per il fatto che gli avevo comunicato di non volere più andare a scuola: lo fece dopo che io ero andato via. Poi, sempre quella sera del marzo 2008, dopo essere stati interrogati, mi disse che per non litigarsi con mia madre l’aveva scambiato la porta con quella di sotto. Mi disse pure di avere detto a Suprano – per non fare brutta figura – che la porta l’avevo rotta io.
L’ipotesi che io abbia spinto o lanciato Serena contro la porta è sbagliata ed è ridicola sotto tutti gli aspetti, e questa ipotesi ci sta rovinando la vita dal 2015. Prima, dal 2008, ce l’ha rovinata la menzogna di Santino Tuzi quando ha dichiarato di avere ricevuto la mia telefonata per fare entrare Serena. Del resto se Serena doveva venire da me, bastava che mi citofonasse e io aprivo, così lei entrava dal cancello mio. E poi, come faceva a sapere da dove doveva entrare visto che non lo ha chiesto a Tuzi, e se non ha chiesto nulla a Tuzi, come faceva a sapere che poteva entrare con Tuzi che le apriva il cancello? Qui ci troviamo di fronte al cane che si mangia la coda!

Tutti i Carabinieri sapevano che avevo una macchina Lancia Y bianca, mi vedevano entrare e uscire con quella. Parlo dei Carabinieri che venivano da fuori per l’indagine. E poi, come facevo a sapere che cercavano uno con la macchina come la mia? Comunque mai me lo hanno chiesto ed erano a conoscenza che io l’avevo.

Detto quanto ho detto, dichiaro che mi sottoporrò all’esame della Corte”.

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