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Cassino (FR) – Caserma Bondone, da oggi i soldati percorrono con fierezza ‘Via Carlo Di Mambro’

martedì 14 aprile 2026

Molto più di una cerimonia ufficiale e di un riconoscimento alla memoria. La targa con cui da questa mattina il viale che conduce alla Caserma, sede del 3° Reggimento “Bondone”, è intitolata a Carlo Di Mambro, ha un significato preciso e profondo: “consegnare a ogni militare un messaggio semplice e autentico: resistere. Resistere alla paura, alla fatica, alla tentazione della scorciatoia. Resistere quando il dovere pesa e quando la scelta giusta comporta sacrificio. Resistere non per ostinazione, ma per fedeltà alla Patria, ai valori umani e alla dignità della divisa. Ogni giorno, attraversando questo viale ciascuno di noi potrà ricordare che l’onore non è un riconoscimento, ma una responsabilità. Questa è l’eredità che oggi viene affidata a tutti noi.” Lo ha sottolineato con fermezza ed emozione il ten. col. Davide Di Fruscia, nipote del soldato di Fanteria nel 52° Reggimento “Alpi”.

Nel corso della cerimonia, il sindaco Enzo Salera e il comandante del 3° Reggimento “Bondone”, col. Salvatore Bizzarro, hanno scoperto la targa.

“Un viale importante – ha aggiunto il ten. col. Di Fruscia – che da oggi assume un valore ancora più profondo: quello di unire idealmente la comunità civile e quella militare, nel segno della memoria e del dovere”.


Presenti alla cerimonia molti militari, il cappellano della caserma, gli assessori Concetta Tamburrini e Pierluigi Pontone, i consiglieri comunali Edilio Terranova e Mercedes Galasso, parenti ed amici della famiglia Di Mambro, associazioni e un delegato dell’istituto Nastro Azzurro, che riunisce i decorati al Valore Militare Italiano. Scopi di tale associazione, apolitica ed apartitica, sono quelli di promuovere iniziative patriottiche, custodire la memoria degli eroi e difendere le virtù militari.
“Siamo qui stamani – ha detto il sindaco Salera – in omaggio ad un cittadino di Cassino che si è distinto nella seconda guerra mondiale, decorato per un suo atto di coraggio. Ma è un riconoscimento anche al suo sacrificio e alle sofferenze patite come deportato in campi di lavoro forzato. Un atto di eroismo che andava riconosciuto e ricordato pur se a distanza di tanti anni. E’ il dovuto omaggio ad un uomo che coraggiosamente si è posto dalla parte giusta della storia nella lotta al nazifascismo”. Un ringraziamento particolare il Sindaco lo ha poi rivolto al Comandante del reggimento Bondone per aver tenacemente sostenuto l’iniziativa, alla commissione Toponomastica e al consigliere Terranova che ne ha seguito l’iter.
Il colonnello Bizzarro ha sottolineato la solennità giusta, doverosa che si doveva a Carlo Di Mambro, “il quale, da oggi, lega il suo nome in maniera indissolubile alla caserma Lolli Ghetti. Una intitolazione che ogni giorno – ha aggiunto – ci consentirà di rivedere, di rivivere, di tramandare quelli che sono stati i valori di questo nostro eroe”.
Il ten. Colonnello Di Fruscia, nel  tratteggiare la figura del nonno Carlo, ha ricordato con quanto orgoglio ne custodisca memoria. “Nato a Cassino il 27 febbraio 1915, fu soldato di fanteria nel 52° Reggimento “Alpi”. Partecipò alle campagne di guerra in Albania e Grecia, e successivamente alle operazioni in Slovenia. Fu proprio lì, nel 1942, che si distinse per un atto di straordinario eroismo: affrontò da solo un gruppo armato avversario sotto il fuoco nemico, riuscendo a metterlo in fuga e consentendo la cattura di otto uomini. Per questo gesto gli fu conferita la Croce al Valor Militare.
Dopo l’armistizio – ha poi evidenziato – rifiutò ogni collaborazione con il regime nazifascista. E per questa scelta fu internato per due anni in uno Stalag nei pressi di Dortmund, dove subì lavori forzati e condizioni di vita durissime. Nel corso della sua vita gli furono conferite tre Croci al Merito di Guerra, il riconoscimento dell’Istituto del Nastro Azzurro e, più recentemente, il Diploma d’Onore di “Combattente per la Libertà d’Italia” e la Medaglia d’Onore ai deportati nei lager nazisti. Una storia che la mia famiglia, negli anni, ha custodito con sobrietà e dignità, e che oggi diventa patrimonio condiviso di tutti coloro che indossano questa uniforme”.

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