Radio Cassino

Cassino (FR) – Referendum, dibattito sulle ragioni del No e del Sì. Studenti in platea

mercoledì 18 marzo 2026

Platea di studenti del V anno del Liceo Scientifico Pellecchia, questa mattina nella Sala Restagno, in occasione del confronto tra autorevoli esponenti del No e del SI’ nel referendum del 22 e 23 marzo prossimi.

Ad organizzare il convegno dal titolo “Referendum e Giustizia” l’Unione Nazionale Mutilati per Servizio – Sezione di Cassino, con il patrocinio del Comune.

Per il “NO” sono intervenuti il dott. Alfredo Mattei, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Cassino e l’avv. Pasquale Di Gabriele; per il “SÌ” l’avv. Giuseppe Di Mascio, presidente dell’Ordine degli avvocati e l’avv. Gianluca Giannichedda, presidente della Camera Penale di Cassino. Ha moderato i lavori la giornalista Angela Nicoletti.

In rappresentanza del Comune ha partecipato il vicesindaco Gino Ranaldi in sostituzione del sindaco Salera, impegnato a Roma. Non ha fatto mancare la sua presenza, pur se ha dovuto abbandonare in largo anticipo l’uditorio per impegni inderogabili, il Procuratore della Repubblica dott. Carlo Fucci. Prendendo subito la parola, ha rilevato come la Costituzione sia stato un patto tra diverse culture, sensibilità, visioni del paese e come l’attuale proposta di modifica violi quel patto perché fatta unilateralmente. Ha lasciato quindi la sala consegnando ai protagonisti del confronto sulla tematica referendaria i seguenti interrogativi: la riforma viene ad alterare i poteri dello Stato? C’entra qualcosa con i reali problemi della Giustizia? Può incidere sull’errore giudiziario?

Sono seguiti i saluti del presidente regionale dell’Unione Nazionale Mutilati per Servizio, dott. Angelo Vesto, e del Presidente della locale Sezione U.N.M.S Cav. Massimo Spigola che nell’emozionato saluto ai ragazzi in sala ha loro ricordato che “ votare non è solo un diritto, ma è una responsabilità”.

Entrando nel merito dell’argomento, il dott. Mattei ha definito la riforma una “etichetta truffaldina”, in particolare rispetto al tema della separazione delle carriere, sostenendo come questa, nei fatti, sia già esistente nell’attuale ordinamento. Il magistrato ha quindi posto una domanda centrale: “A chi serve questa riforma se l’assetto è già definito?”, mettendo così in evidente dubbio la reale necessità dell’intervento legislativo.

Tra le criticità evidenziate, anche l’impiego di maggiori risorse economiche: circa 100 milioni di euro in più destinati agli organismi di valutazione dei giudici che – secondo Mattei – potrebbero essere utilizzati per affrontare in modo più concreto le inefficienze del sistema giudiziario. In conclusione ha espresso forte preoccupazione per quella che ha definito “una possibile strategia di indebolimento della componente togata, con il rischio di un condizionamento del potere giudiziario da parte dell’esecutivo”. Un processo che, a suo avviso, porterebbe ad una pericolosa frantumazione dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Di diverso avviso l’avvocato Giuseppe Di Mascio, che, così come il collega avvocato Giannichedda poi, hanno replicato con l’abilità di navigati operatori del diritto per sostenere la necessità della riforma. Il sistema attuale sarebbe stato sinora condizionato dal gioco delle correnti interne alla magistratura, incidendo negativamente sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura. “La riforma, hanno sostanzialmente affermato, rappresenterebbe invece “un profondo e necessario processo di rinnovamento” volto a liberare il CSM da tali dinamiche e a restituire maggiore equilibrio e trasparenza al sistema.

E’ stato ribattuto che il problema grosso, quello centrale, rimane l’indipendenza della Magistratura che viene messo in discussione, al di là delle vaghe rassicurazioni che non rassicurano affatto.

A tal proposito c’era andato dritto l’avvocato Di Gabriele sostenendo invece che si tratta di una riforma contro i magistrati, inserita in un disegno volto a ridurre i controlli e rafforzare il potere esecutivo. Ha richiamato anche diverse vicende giudiziarie e collegato diverse riforme – tra cui l’abolizione dell’abuso d’ufficio e il ridimensionamento della Corte dei Conti – a un unico obiettivo: limitare i controlli di legalità. Evocato anche il rischio di squilibri istituzionali, richiamando la legge Acerbo del 1923 e i principi costituzionali della separazione dei poteri, sottolineando come le regole democratiche debbano essere condivise e non imposte unilateralmente.

 

 

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